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Lettera da Tecnocity

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Lettera da TecnoCity. Anno 1, n.1, dicembre 1984
Lettera da TecnoCity. Anno 1, n.1, dicembre 1984
Lettera da TecnoCity. Anno 2, n.1, aprile 1985
Lettera da TecnoCity. Anno 2, n.1, aprile 1985
Lettera da TecnoCity. Anno 2, n.2, giugno 1985
Lettera da TecnoCity. Anno 2, n.2, giugno 1985
Lettera da TecnoCity. Anno 2, n.3, ottobre 1985
Lettera da TecnoCity. Anno 2, n.3, ottobre 1985
Lettera da TecnoCity. Anno 3, n.1, febbraio 1986
Lettera da TecnoCity. Anno 3, n.1, febbraio 1986
Lettera da TecnoCity. Anno 3, n.2, 2°semestre 1986
Lettera da TecnoCity. Anno 3, n.2, 2°semestre 1986
Lettera da TecnoCity. Anno 4, n.1, 1°semestre 1987
Lettera da TecnoCity. Anno 4, n.1, 1°semestre 1987
Lettera da TecnoCity. Anno 4, n.2, 1°semestre 1987
Lettera da TecnoCity. Anno 4, n.2, 1°semestre 1987
Lettera da TecnoCity. Anno 4, n.3, 2°semestre 1987
Lettera da TecnoCity. Anno 4, n.3, 2°semestre 1987
Lettera da TecnoCity. Anno 5, n.1, 1°semestre 1988
Lettera da TecnoCity. Anno 5, n.1, 1°semestre 1988
Lettera da TecnoCity. Anno 5, n.2, 2°semestre 1988
Lettera da TecnoCity. Anno 5, n.2, 2°semestre 1988
Lettera da TecnoCity. Anno 6, n.1, 1°semestre 1989
Lettera da TecnoCity. Anno 6, n.1, 1°semestre 1989
Lettera da TecnoCity. Anno 6, n.2, 2°semestre 1989
Lettera da TecnoCity. Anno 6, n.2, 2°semestre 1989
Lettera da TecnoCity. Anno 7, n.1, 1°semestre 1990
Lettera da TecnoCity. Anno 7, n.1, 1°semestre 1990
Lettera da TecnoCity. Anno 8, n.1, maggio 1991
Lettera da TecnoCity. Anno 8, n.1, maggio 1991
Lettera da TecnoCity. Anno 8, n.2-3, novembre 1991
Lettera da TecnoCity. Anno 8, n.2-3, novembre 1991
Lettera da TecnoCity. Anno 9, n.1, aprile 1992
Lettera da TecnoCity. Anno 9, n.1, aprile 1992
   

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Collection info

Lettera da Tecnocity

Lettera da Tecnocity (1984 – 1992)

Direttore: Marcello Pacini
Un progetto della Fondazione Agnelli per il rilancio dell’area metropolitana torinese

LO SFONDO


Nel decennio tra gli anni ottanta e novanta la Fondazione Giovanni Agnelli è impegnata in un ampio programma volto a studiare le condizioni che rendono possibile e governano l’innovazione tecnologica e di conseguenza i rapporti tra la ricerca e il sapere scientifico e le forme culturali della società italiana. Parte di tale programma è un progetto specifico, avviato nel 1982-83, per analizzare la situazione e le linee di tendenza della società industriale torinese. In quegli anni indicatori empirici e una diffusa percezione negativa delle prospettive dell’area richiedevano, secondo la Fondazione, uno scatto d’ottimismo per mobilitare efficacemente le cospicue risorse della regione.
Il progetto, battezzato Tecnocity, identificherà all’interno dei poli costituiti da Torino – Ivrea e Novara un “distretto” con competenze tecnologiche sufficienti a collocarlo tra le aree europee più avanzate in grado di dialogare con successo con la crescente competizione internazionale. Tecnocity sosterrà concretamente una serie di iniziative per favorire la fornitura di servizi a valore aggiunto alle imprese, la formazione del capitale umano e lo sviluppo di collaborazioni tra le imprese e le imprese e le strutture scientifico-educative dell’area.

NUMERO CUMULATO DI DOMANDE DI BREVETTO DEPOSITATE DA IMPRESE


(Fonte: L'attivita' innovativa in un distretto tecnologico / di Cristiano Antonelli  Fondazione Giovanni Agnelli 1986).
Nel quadro di tale proposta, la Fondazione svilupperà un’intensa attività di ricerca, editoriale, ma soprattutto progettuale cercando di mobilitare svariati soggetti pubblici e privati intorno ad un programma di costruzione di reti virtuose di collaborazione. Lo stesso direttore della Fondazione, Marcello Pacini, sottolineerà apertamente l’importanza che Tecnocity avrà nel corso degli anni ’80 e i primi anni ’90 per il complesso di iniziative portate avanti dal suo Istituto.

IL PROGRAMMA TECNOCITY


La definizione chiave utilizzata per sintetizzare l’essenza del progetto può essere fissata nel termine “collaborazione”. Nel novembre del 1989, nel primo numero del nuovo periodico della Fondazione “XXI Secolo”, una scheda intitolata “La collaborazione come metodo di intervento” fa il punto del programma.  Nel breve articolo Tecnocity viene collocata strategicamente nell’ambito di un complesso di riflessioni sul ruolo delle aree urbane nell’organizzazione dello spazio economico europeo. Viene rivendicata l’intuizione che già nei primi anni ’80 la Fondazione aveva avuto riguardo al fatto che “coniugare sviluppo economico e qualità urbana è una tendenza a carattere internazionale ed insieme la formula che può consentire a molte città di conservare o guadagnare posizioni nella difficile ''sfida urbana'' degli anni '90.”
Nelle parole degli stessi promotori, Tecnocity deriva dal convincimento che
“La consapevolezza che il processo di formazione della nuova identità produttiva dell'area [torinese] richiedeva . . . . di essere accompagnato da un'azione concertata di orientamento e sostegno, ha condotto i maggiori operatori industriali e creditizi, le associazioni imprenditoriali di categoria, oltreche’ un certo numero di medie imprese innovative, a costituirsi in Associazione. Sorta come iniziativa a supporto dei processi di innovazione, l'Associazione ha sin dall'inizio posto al centro dei suoi interessi anche altri contesti non strettamente tecnologici e produttivi, quali la formazione, la dotazione infrastrutturale, la "qualità urbana". Questa opzione deriva da una visione dello sviluppo economico territoriale tale per cui i processi di innovazione, se in buona misura a Tecnocity sono basati sul fattore tecnologia, non possono però non attingere — come l'esperienza internazionale dimostra — ad altrettanto cruciali risorse "ambientali": la capacità di creare e rinnovare il capitale umano, la buona vivibilità urbana, l'inserimento in reti internazionali. . . . l'Associazione non gestisce in proprio le iniziative operative che scaturiscono dalle proprie "istruttorie", ma le affida a soggetti già esistenti o promuove la nascita di nuovi — in genere in forma di partnership — finalizzati a questo scopo e che vivono poi di vita propria. Si sono così sviluppati numerosi progetti nell'ambito della formazione universitaria e post-universitaria (convenzioni per l'introduzione dell'informatica a fini didattici, per il supporto a nuovi corsi di laurea; costituzione del Consorzio per l'Educazione Permanente — COREP, che ha inaugurato recentemente un programma di master post-laurea); nell'ambito fondamentale del trasferimento tecnologico è stato dato l'avvio a Tecnation, società di brokeraggio tecnologico che, oltre a capitali privati, vede coinvolta la finanziaria regionale.  “

LA RIVISTA


Tra il 1983 e il 1992 usciranno sedici numeri della newsletter informativa che punta a dare conto del ruolo e dell’importanza dell’attività di ricerca svolta dal sistema delle imprese collocate nel triangolo Torino-Ivrea-Novara. Il taglio è volutamente diretto e giornalistico, soprattutto nei primi numeri, mentre verso la fine dell’esperienza emerge la volontà di concentrarsi su alcuni temi di maggiore respiro con un approccio più riflessivo e, anche, in parte, meno ottimistico.
In particolare, dopo il 1990 usciranno tre numeri rispettivamente dedicati a tre dossier:
Un distretto tecnologico per rilanciare l'economia
Per una nuova politica dell'innovazione
Nuove iniziative per la ricerca e la tecnologia a Torino
E altrettanti forum:
Dove comincia e dove finisce Torino? E iniziato il dibattito sulla definizione dell'area metropolitana
Strumenti per lo sviluppo delle città: il marketing territoriale
Quale Piemonte abbiamo di fronte?

I dossiers costituiscono una novità interessante nel programma editoriale del periodico perché appaiono più coerenti con l’assunto iniziale del progetto di costituire un luogo di raccolta di soggetti locali per lo sviluppo. Alla redazione di questi numeri speciali vengono chiamati a contribuire direttamente autori esterni alla Fondazione allo scopo di fornire un quadro a più voci relativamente a temi di interesse dell’Associazione. Parteciperanno così, ad esempio, l’Università, Il Polititecnico, l’Ires, l’Unione Industriale, ecc. Segno che il progetto, liberatosi della sua iniziale cifra volitiva, nell’ultima fase dell’esperienza, ripiega su narrazioni più pacate e mediate.

UN BILANCIO PROVVISORIO


A distanza di quasi dieci anni dalla conclusione dell’esperienza e dalla fine della pubblicazione della Newsletter Marcello Pacini tracciava un quadro più ad ombre che luci del lavoro svolto. Collocava la vicenda Tecnocity nel quadro dell’interesse della Fondazione per il futuro di Torino e del Piemonte e, nuovamente, richiamava l’importanza di creare reti virtuose di collaborazione a scala territoriale che facessero leva su dotazione potenti, ma scarsamente coordinate. L’idea alla base rimaneva valida: costruire le condizioni per proiettare un’immagine attrattiva e per sviluppare capacità di lobbying da parte di un territorio dalle risorse sottovalutate. Nell’analisi finale, il bilancio doveva fare i conti con una certa quale impreparazione da parte della società locale e a una certa qual arretratezza culturale a fronte della quale il programma poteva retrospettivamente giudicarsi troppo avanti con i tempi:

«L'Associazione per Tecnocity ha sempre pensato che molti dei campi d'intervento individuati non fossero di competenza esclusiva di questo o quell'attore, ma che sarebbe stato necessario realizzare la collaborazione di soggetti diversi, pubblici e privati. Solo una strategia globale di collaborazione permette, infatti, di superare questioni complesse e poliedriche, che affondano le radici in più settori tra loro complementari e richiedono risorse e competenze che operatori isolati non posseggono: basti pensare a tematiche come la formazione, la ricerca, le infrastrutture, la qualità della vita.
Quando [si parla] di una strategia globale di collaborazione ci si riferisce a un processo articolato e flessibile (...) La collaborazione [muove] i suoi primi passi nel momento in cui un attore è a conoscenza di ciò che fanno o possono fare gli altri, ovvero si definiscono degli ambiti di azione comune. Soltanto così, attraverso la conoscenza delle rispettive competenze e responsabilità, ciascun operatore, sia esso politico, economico o culturale, può fare nel modo migliore il proprio mestiere nell'interesse della propria funzione e della collettività.
Al contrario, la litigiosità o anche solo l'incomunicabilità che spesso contraddistinguono questa città e questa regione hanno condotto all'incapacità di decidere e all'immobilismo. Quando invece si aprono efficaci canali di comunicazione, la collaborazione può proseguire unendo idee e risorse per la realizzazione di progetti specifici.
In tal modo si va oltre la cooperazione contingente e la collaborazione si trasforma in un modello operativo capace di resistere alla discontinuità delle amministrazioni locali»(1).
La proposta delle «coalizione per lo sviluppo» era forse prematura; presumibilmente, la responsabilità del mancato accoglimento non è tanto delle élites dell'epoca quanto della situazione generale e soprattutto dei governi locali, allora deboli e incapaci di una qualunque leadership, e della notevole gracilità della società civile. Oggi il problema si ripropone, fortunatamente con ben altre aspettative di successo.
Il miglior servizio che con il programma Tecnocity la Fondazione ha reso a Torino è stato probabilmente di immagine e di autopercezione. È stato per esempio scritto che «Torino suscita, a Torino, intermittenti curiosità. Si studia, si analizza, si conosce, come poche altre; ma non riesce a comprendersi. Si semplifica in schemi (monocultura, massa operaia, Gramsci e Gobetti, auto. Pavese, Tecnocity)»(2) Sembra così possibile pensare che l'idea di Tecnocity sia entrata nell'immaginario dei torinesi come un aspetto rilevante del loro modo di sentirsi e di autorappresentarsi.
Note
(1) Marcello Pacini, «Il distretto tecnologico di Tecnocity: le condizioni per la conferma di un ruolo propulsivo generale», relazione al convegno «Tecnocity alle soglie degli anni novanta. Bilanci e prospettive del sistema economico piemontese», Torino, Politecnico di Torino, 20 novembre 1990, Torino, Tecnocity, 1990, dattiloscritto inedito, pagg. 8-9. Si veda inoltre XXI Secolo, 1 (1), I, novembre 1989, pagg. 13-16.
(2) Saverio Vertone, «Torino allo specchio, si guarda e non si piace» in «Corriere della Sera», 9 novembre 1986.
(Marcello Pacini, “Una cronaca culturale: le attività della fondazione Giovanni Agnelli dal 1976 al 1999”, Torino: Edizioni Fondazione Giovanni Agnelli, 1999)

Un altro sguardo critico sull’esperienza di Tecnocity verrà anche da chi considera l’immagine stessa di Tecnocity, cioè l’immagine di una metropoli caratterizzata da intenso e diversificato consumo/produzione di cultura, fuori quadro rispetto a Torino e alla sua area metropolitana. Una tale assunzione può svolgere un ruolo di stimolo rappresentando realisticamente un obiettivo a cui tendere piuttosto che un dato reale:

“In mezzo tra la realtà e la prospettiva, ci sono enormi problemi da risolvere, comportamenti e atteggiamenti diffusi da modificare sostanzialmente, strutture e procedimenti regolativi da costruire ex novo. Una «Tecnocity» è una formazione territoriale il cui compito precipuo è la produzione di tecnologie e il cui assetto socio-urbanistico è quello della metropoli ad intenso consumo di cultura. Il Piemonte è ancora, largamente, una «regione-fabbrica»: tale essa appare ad un esame dei dati di contabilità economica degli anni ottanta.” (Paolo Buran, “Il futuro del Piemonte, problemi e scenari”. Sisifo, 27, maggio 1994, p.3-6) vedi: http://www.digibess.it/fedora/repository/fgramsci:TO024-00027-0004

Un bilancio più che provvisorio dell’esperienza, anziché insistere sui dati reali ed empirici della corrispondenza tra narrazione e realtà dovrà forse andare ricercato nella capacità evocativa dell’etichetta e nel tentativo di organizzare interessi tecnocratici e progressisti attraverso l’inedita formula dell’associazione privata. Per altri versi va infine riconosciuto all’iniziativa soprattutto la capacità di porre all’agenda politica e, soprattutto, culturale dell’epoca la questione dei possibili punti di approdo di una crisi di trasformazione sociale ed economica peraltro ancora in corso.

BIBLIOGRAFIA DI BASE DEL PROGRAMMA TECNOCITY


Cristiano Antonelli, L'attivita' innovativa in un distretto tecnologico,1986
Enrico Cicciotti, Natalità delle imprese e diffusione delle innovazioni di processo in un distretto tecnologico, 1986
Piero Gastaldo, La risosrsa sapere, scolarità, fabbisogni di personale qualificato e ricerca universitaria in un’area tecnologicamente avanzata, 1987
Piero Gastaldo, Presupposti per un accostamento micro-territoriale all’innovazione: la proposta Tecnocity, 1984